Mojoca 2011

Vallo della Lucania. Agosto.
Un nido di rondini sotto le luci al neon, un’orchestra di cicale, la luna a metà. Di fronte voci sconosciute, in lontananza nessun passo vicino.
Le attese alla stazione restano variabili, con la schiena appoggiata al vetro e le idee che fumano via lente. Attendo.
Nella solita routine di pensieri si ingarbuglia un desiderio costante, mentre l’attenzione sfugge e le parole cadono a mezz’aria.
Non c’è nessuno.

Potrei cominciare ora ad allenare il mio senso dell’orientamento, vagando nella notte, accompagnando gli sguardi altrui, che distrattamente si posano sulla mia persona evanescente. Cosa fare?
Di tanto in tanto fantasmi senza volto fanno capolino dall’ingresso, mentre dentro cresce la carica di emozioni. Ma rimango appoggiata al vetro, nell’attesa di facce conosciute cercando involontariamente di godere dell’assenza di dinamicità.
Creo un mio stato di equilibrio.

Un’auto parcheggia di spalle. Dallo sportello un uomo fischiettante si dirige al tabellone delle partenze e degli arrivi, una donna lo segue dirigendosi nel sottopassaggio.
L’uomo fischiettante scende le scale disinvolto, uscendo dall’altro lato dei binari.
La donna siede, sola, perpendicolare alla luna.

Uno strano sollievo si avverte quando si passa dal nulla alla compagnia di sconosciuti.
Io ballo da sola.

 

L'immagine in evidenza è di Belhoula Amir

Per Esmè: Con amore e squallore

Mentre il loro tè veniva servito, la corista mi sorprese con lo sguardo fisso sopra il suo gruppo. Mi restituì lo sguardo, con quei suoi occhi da attrice in palcoscenico, poi, tutto a un tratto, mi diede un sorriso brevissimo, ristretto.

Per Esmè: Con amore e squallore, Salinger, Nove Racconti