Mojoca 2011

Vallo della Lucania. Agosto.
Un nido di rondini sotto le luci al neon, un’orchestra di cicale, la luna a metà. Di fronte voci sconosciute, in lontananza nessun passo vicino.
Le attese alla stazione restano variabili, con la schiena appoggiata al vetro e le idee che fumano via lente. Attendo.
Nella solita routine di pensieri si ingarbuglia un desiderio costante, mentre l’attenzione sfugge e le parole cadono a mezz’aria.
Non c’è nessuno.

Potrei cominciare ora ad allenare il mio senso dell’orientamento, vagando nella notte, accompagnando gli sguardi altrui, che distrattamente si posano sulla mia persona evanescente. Cosa fare?
Di tanto in tanto fantasmi senza volto fanno capolino dall’ingresso, mentre dentro cresce la carica di emozioni. Ma rimango appoggiata al vetro, nell’attesa di facce conosciute cercando involontariamente di godere dell’assenza di dinamicità.
Creo un mio stato di equilibrio.

Un’auto parcheggia di spalle. Dallo sportello un uomo fischiettante si dirige al tabellone delle partenze e degli arrivi, una donna lo segue dirigendosi nel sottopassaggio.
L’uomo fischiettante scende le scale disinvolto, uscendo dall’altro lato dei binari.
La donna siede, sola, perpendicolare alla luna.

Uno strano sollievo si avverte quando si passa dal nulla alla compagnia di sconosciuti.
Io ballo da sola.

 

L'immagine in evidenza è di Belhoula Amir

Il tessuto del cielo

Avete presente quando non avete più parole, quando anche i pensieri sono fuggiti via nel vortice di risentimento e delusione che sono riemersi dal profondo abisso dei vostri mali?

Ecco, in quel momento guardate il cielo. Che sia notte o giorno, guardate il cielo.

Mi sono lasciata dietro ricordi di ogni tipo, volti che non meritavano i miei sogni, sentimenti che facevano da sfondo dormiente alle mie giornate. Quando si colpiscono i sentimenti quelli muoiono. E quando ti rialzi dal letto della convalescenza sembra che manchi qualcosa, qualcosa che solitamente uno considera futile, chessò: l’olfatto.

Ve lo immaginate a svegliarvi un giorno senza l’olfatto e perdere il gusto delle cose, il profumo del caffè, l’odore pieno del basilico? Il basilico.

Quando si colpisce ai sentimenti quelli muoiono. Ma non muoiono veramente e, comunque, se proprio devono morire poi riemergono. Una reminiscenza, il frutto saporito e dolce della nostra fantasia, una roba che ci creiamo noi per sopperire alle mancanze.

E quindi, io povera, stendo fantasie sotto i piedi miei e di chi amo, che non sono drappi ricamati dal cielo, ma tappeti intessuti di sogni.

Annalisa Colasanto

Se avessi il drappo ricamato del cielo,
intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri
del giorno e della notte
dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina leggera perché
cammini sopra i miei sogni.

(W.B. Yeats, 1899)

L'immagine in anteprima è di Toni Bruno (da Quassù la terra è bellissima)