A Natale puoi.

Ecco il periodo dell’anno in cui tutti diventano più buoni. Tutte le rimasuglie sono buone come regalo dell’ultimo minuto. Tutte le strade sono buone per arrivare in centro a fare l’ultima ronda per accalappiare doni. Tutte le strade, pure quelle in controsenso!

Tutti i post da condividere vanno bene, purché parlino della nostra capacità di essere felici e saper accettare il nuovo. Il giorno dopo già condividiamo l’ansia perché il nuovo anno si prospetta già peggiore di quello che sta passando.

Tutti siamo più buoni. A spintonare nei negozi pieni di gente che starnazza mentre noi siamo tristi e goffi. A bestemmiare sui vecchi rimbambiti che ci tagliano la strada e per poco non investiamo un gatto. A mangiare panettoni e promettersi alla Zeno “questa è l’ultima fetta”.

Siamo tutti più buoni con le lucine di Natale, la filodiffusione che distribuisce cori di speranza in ogni vicolo, mentre cerchiamo di ricacciare dentro quel senso di ipocrisia, quel velo che ha coperto tutte le cose che brillano ma non ti illuminano.

 

L'immagine in evidenza è di Paula Bonet
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Errare è umano. Perseverare è diabolico.

Ora che la vita è andata avanti e gli iniziali obiettivi che ci eravamo fissati sono tutti raggiunti, che cosa ci aspetta fuori dalla finestra che abbiamo smesso di guardare per troppa paura? Fuori ci aspetterà l’orizzonte, lo skyline delle montagne, le gru rosse che stazioneranno per anni.

Non è possibile perdere altro tempo e allora corriamo, ci siamo affacciati e tutto è sembrato troppo grande, troppo esteso da poter conquistare. Allora abbiamo iniziato a correre, nella speranza di arraffare qualsiasi cosa, ma ad ogni tentativo le mani tornavano vuote mentre la voglia di eccedere cresceva.

Noi ci siamo chiesti mille volte quale fosse il segreto del successo, ma abbiamo avuto troppa paura della risposta, perciò ci siamo intristiti e abbiamo smesso di provare. Non era nella perseveranza la strada per la felicità? Il fatto è che noi non vogliamo essere veramente felici. Il fatto è che tutto ha acquisito l’odore dei mobili vecchi e negli animi sovrasta solo un senso di nostalgia.

La malinconia è un sentimento infettivo, che si propaga a macchia d’olio.

L'illustrazione è di Chema Madoz