Sesto stasimo

L’età d’oro è ormai scomparsa da millenni e semmai Cesare riuscì a reggere la sfida tutto fu Vano o Goto o Vandalo.

L’esilio, il suicidio, la pazzia dei giusti: quello che ieri avevano si è dissolto nel nulla del domani.
Lo Stato-Mafia otteneva consensi della plebe perchè a questi aveva concesso il gioco.
Dagli spalti quella abbassava il pollice decretando la morte di loro stessi; gli allocchi si alienavano pigiando quei pulsanti luminosi mentre l’autorità si divertiva ad appaltare case, fiumi, spiagge, discariche da inquinare e poi bonificare, cadaveri da cremare e vite da offrire alla Ingiustizia.

Le fondamenta della Città erano sull’orlo del collasso: tutti i rattoppi, tutte le crepe, tutte le scuciture ne erano il presagio.
A chi di dovere si rivolgevano flebili lamentele elettroniche, che verba volant scripta manent, ma il digitale si perdeva allo stesso modo della voce nelle frequenze, nei flussi della rete.

L’impero crollò invaso nei tessuti dai barbari guidati dal Re Neoplasia.
L’alterazione del patrimonio, la metastasi e poi la fine.

Quinto Stasimo

Da quello che vedo si potrebbe pensare a un dopoguerra, alle riconversioni, all’assenza di risorse, allo spreco delle menti, all’abbandono costante e repentino della Storia, nostra Madre e complice  .

Il web trasmetteva censurato le notizie dall’altro lato del mondo e quelle erano genocidio, del corpo e delle menti.
Dopo quel primo foro che l’Essere delle Dolomiti fece in primordiali ricordi, un popolo di uomini invase queste terre alla ricerca dell’origine della vita: vi trovò solo caramello. Viziato il corpo e la mente si passò all’assassinio, mentre gli altri esseri di questo mondo stavano a guardare impassibili al di là dello schermo.

Lo scempio si protrasse per decenni mentre tutto il resto faceva da meschino spettatore nella speranza che quel teatrino macabro potesse presto finire senza il bisogno di sprecare risorse. La fatica non è mai stata il frutto di uomini potenti.
Finchè non scoppiarono le guerre tra gli attori dello scempio e gli spettatori esausti dello stesso palinsesto: si chiedeva cambiamento, si chiedevano riforme, si chiedeva il nuovo vuoto sopraggiunto.
La pace arrivò per inerzia della guerra.
I vinti contavano i morti, i vincitori guardavano dal palco i vinti ormai catapultati al di là degli spalti.

Sono PalchiOscenici dove ognuno attraversa le frontiere per trarre profitto dal sipario.