Se ti arrendi io mi arrendo

In Italia c’è questa strana cosa, uno strano piglio intestinale che ci spinge tutti egoisticamente a dire “meglio a te che a me” o viceversa, a seconda dei casi malevoli o positivi. Come se fossimo tutti costretti a combattere in una guerra rimpinzata di oppressori e padroni senza armi visibili.

Allora che facciamo?! Attendiamo fino all’orlo del precipizio per poi slanciarci con veemenza contro il nemico. Ma non prima di aver messo d’accordo tutti. Non prima di aver trovato finalmente la causa comune per cui arrischiare il nostro status quo.

Non ne vale la pena se il rischio non è equamente distribuito fra i presenti senza toccare me. Non è una buona causa se attivarsi non comporta un brillantino di visibilità. Che senso ha lottare se non si ha un pubblico che assiste e partecipa alla stessa causa?! L’esibizionismo come ideologia colonna, la cera essiccata di etiche spellate e ridotte a mero vessillo dei vigliacchi.

Annalisa Colasanto

L'immagine in evidenza è di Erin Cone 
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Sempre le stesse cose, fino a quando?

Io non sono cattolica, anzi per la verità, non sono credente. Nel senso di credere a qualcosa che si trova al di sopra di me, o dentro di me, a seconda della visione cristiana, nel mormorio sussurrato della preghiera.

Il mio credo è forse un ibrido tra la razionalità illuminista e l’istintività romantica. Tra le rotte tracciate secondo un piano ben preciso, ma a tratti scomposte, a zig-zag senza un reale percorso. Forse perché l’illuminismo ha fallito e forse perché il romanticismo è perduto e, qualunque corrente fosse stata presa in passato, si è tramutata in altro.

Così come la verità cambia nel tempo, così la chiave di tutto sta nel mutamento. E quando l’uomo si sarà accorto di questo vorticoso variare di cose, circostanze, accadimenti mistici, apparizioni e sparizioni, capirà che in circolo il mondo cambia perché rimanga sempre tutto uguale.

Il mondo cambia perché rimanga sempre tutto uguale.

Annalisa Colasanto

L’immagine in evidenza è di Sam Pash: Envelope